Click. La finestra è aperta.

Eccoci.

Da dove iniziare, onestamente non lo so. C’è molto da dire e mi prenderò il tempo per farlo. Durante questi ultimi anni, avendo dovuto affrontare molte difficoltà e momenti di caos, mi sono resa conto di quanto mancasse, intorno a me, una rete sicura.

Badate bene. Non parlo della famiglia. Ho la grande immensa fortuna, di avere una “corazzata” intorno che ha sempre supportato le mie scelte, anche quando erano poco condivisibili e che ci sono sempre stati, negli alti e bassi della mia vita.

La Rete Sicura di cui parlo, è quel filo che può sembrare aggrovigliato ad un primo sguardo poco sensibile ai dettagli, ma che è forte e sorregge tutto un intricato sistema sociale che non crolla mai perché supportato da chi si ha accanto e viceversa, in un susseguirsi di intrecci e nodi che rendono sicura, questa immensa rete.

Tutti insieme, anche se non allo stesso modo, facciamo rete per supportarci e sopportarci, in ogni momento, anche quello più buio oltre che al più luminoso.

Ma quale è il tema, da cosa è partito questo movimento che ho sentito viscerale?

La diversità.

Sembra banale, vero? Eppure è così banalmente comune, che non se ne parla per davvero, non nel profondo. Non affrontando davvero cosa significa essere un caregiver e come si arriva ad esserlo. Quali sono i percorsi che una famiglia deve affrontare, quali sono le fasi emotive che vanno metabolizzate, se si riesce a farlo, e come farlo.

Ho sentito l’esigenza di muovermi, di non stare più ferma, a partire dalla Scuola dove vanno i miei figli, offrendo la mia esperienza a chiunque avesse bisogno di ascoltare e di essere ascoltato, per trovare poi la Sua personalissima strada. E per farlo, ho dovuto aprire prima una finestra, pensando ingenuamente che bastasse, invece mi sono ritrovata inondata dalla “necessità”.

C’era la “necessità” di essere ascoltati, essere compresi, tra simili. Di affrontare insieme, la burocrazia che è tipicamente Italiana, per arrivare a trovare la propria strada, adatta ai nostri figli, nonni, mogli o mariti.

C’era la necessità di mettere nero su bianco quale fosse il percorso, emotivo e pratico, da affrontare.

C’era anche la mera necessità di sentirsi compresi. Era tutto qui.

Riconoscersi tra simili; tra mille.

Quindi, eccomi qui. A condividere con chi vorrà percorrere questo tratto di strada insieme a me, la vita e le sue meraviglie.

Sarà un percorso senza una forma precisa, senza un itinerario stabilito, con tante soste nei meandri di una quotidianità passata e presente, diversamente felice ma felicemente diversa.

Caos calmo, è un ossimoro che ho sempre sentito mio.

Chissà perché.

Al prossimo passo.

Chiara

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